Ahimè. Un’affermazione di sconforto. Quando le cose non vanno come vorremmo. Un’affermazione che spesso chi vive situazioni di difficoltà, di bisogno, di povertà si lascia scappare. Situazioni a volte rese ancora più gravi dalla solitudine che le quali queste persone vivono le loro difficoltà. Ma Ahimè si può anche facilmente trasformare in ai mè. E questa può essere una soluzione. Ai mè. Hai me. Ci sono io. Non preoccuparti. Se vuoi ti posso dare una mano.
Ed è questo “Mi fido di te”. Proporsi, buttarsi, mettersi in gioco. Esserci con quello che si è. Aiutare qualcuno in difficoltà, intervenire con semplici azioni come giocare a carte con un anziano, aiutare un bimbo a fare i compiti, aiutare un ragazzo differentemente abile in un laboratorio artistico, portare la spesa a casa di una famiglia povera. Ma al di là delle competenze ci viene chiesto di condividere con gli altri quello che semplicemente siamo. E condividere, stare gomito a gomito con un bambino, entrare a casa di un anziano, spingere una carozzina. Condividere. Fare insieme.
E’ questa la condizione più difficile. Ahinoi!