esperienza di volontariato

Una testimonianza di volontariato, prima di ripartire!

Come ogni anno, settembre e ottobre sono i mesi in cui tutti i ragazzi che hanno fatto un’esperienza con il progetto Mi fido di te nei tanti centri della rete verranno ricontattati e potranno decidere se dare continuità alle relazioni d’aiuto intraprese. Sono anche i mesi in cui verrà riavviata tutta la parte di formazione e sensibilizzazione all’interno degli Istituti Superiori della Provincia reggiana.

Volgiamo dunque, prima di ripartire , fermarci a riflettere e abbiamo deciso di farlo con la testimonianza di Valeria, educatrice e volontaria storica di PerDiQua Associazione Onlus, che nel mese di luglio, grazie alla collaborazione avviata con l’Oratorio salesiano San Matteo del quartiere Giostra di Messina, ha avuto l’opportunità di “guardare oltre”.

21/07/2017

Provo a scrivere qualche riflessione nata da quello che ho visto, osservato ma soprattutto ascoltato nella settimana dal 13 al 20 luglio nel quartiere Giostra di Messina. Ho cercato di fare tante domande perché ero incuriosita di capire e conoscere il più possibile e in questo modo ho ascoltato tante cose, tanti pareri anche diversi tra loro, piccole storie di adulti, giovani e bambini.

Camminando per il quartiere risaltano le case in lamiera, nate come baracche temporanee dopo il terremoto del 1908, i palazzi pieni di scritte, la sporcizia per terra e i bidoni della differenziata probabilmente in passato bruciati. Subito emerge la difficoltà di un quartiere nella sua gestione da parte degli enti comunali e nella sua cura dalle persone che lo vivono.

Ma andando oltre a questa vetrina negativa si viene attratti dai buonissimi profumi di brioches che escono dai forni, dalla bella abitudine di salutarsi tutti, conoscendosi, dai terrazzini in cui i vicini mangiano insieme, dal panorama mozzafiato verso il mare e la Calabria. E guardando queste cose belle si arriva all’oratorio salesiano San Matteo.

La prima cosa che mi ha colpito sono i grandi spazi: tre campi (da basket, calcio e pallavolo), un teatro e tante stanze che fanno viaggiare la mente e sognare molte attività. Ed è così. In breve, in estate viene realizzato un Grest (GRuppo ESTate o Gruppi Ricreativi ESTivi) e un Mini Grest che raccolgono ognuno intorno ai 100 bambini e ad una cinquantina di animatori. Le attività consistono in momenti di preghiera e di formazione (quest’anno attorno al tema della famiglia), di animazione (balli, inni, canti), di grandi giochi a squadre, di momenti interni alle squadre, di gite e di cosiddetti “momenti di attività”. Le attività sono anche al centro del periodo invernale, in particolare quelle musicali (in cui vengono insegnati vari strumenti), la danza, i laboratori artistici, la falegnameria, la cucina, lo sport (pallavolo, calcio, basket), il doposcuola (per elementari, medie e superiori); altre sono solo estive, come il giardinaggio. Un valore prezioso è dato dal fatto che tutte queste attività, come lo stesso grest, sono gestite e realizzate, oltre che dai preti salesiani e dai ragazzi che fanno servizio civile, da ragazzi dai 14 anni in poi e da genitori, che a loro volta hanno frequentato l’oratorio da bambini e che ancora lo frequentano con attività speciali per loro.

Tutto questo mi porta alle prime riflessioni positive: la prima è legata all’incredibile forza che un oratorio ha. Forza che si concretizza nella sua apertura a tutti, bambini, adolescenti, giovani, adulti, credenti o non credenti, praticanti o non praticanti. L’oratorio come centro educativo che offre degli spazi e delle opportunità formative (imparare uno sport, uno strumento musicale) che altrimenti non tutti riuscirebbero a ottenere. E lo fa indicando un modello da seguire, educativo e religioso. Diventa allora un polo di luce, un polo positivo in un quartiere che fatica a vederne altri.

Alla fine dell’inno del Grest si canta: “Don Bosco non si cambia, a Giostra ora si canta!”, a volte ho pensato: “Dovrebbero cantare a Giostra ora si cambia!”. Quello che fa l’oratorio, includendo tutti e proponendo dei valori alternativi, porta ad un cambiamento, che viene dal basso, ma proprio per questo coinvolge di più le persone vere. Una volta un ragazzo, parlandomi delle difficoltà della città e del suo futuro, ha concluso con la frase “Noi non possiamo fare niente…”. Certo i problemi sono tanti e molto antichi ma credo che l’oratorio sia l’esempio di come semplici persone nel loro piccolo, nel loro quartiere, possono fare la loro parte per educare le nuove generazioni, per
cambiare la mentalità e a piccoli passi la città. E qui la seconda cosa che mi ha tanto stupita: sono proprio le persone di Giostra, cresciute tra l’oratorio e le difficoltà del quartiere, ad animare le attività. Certo, i preti sono centrali e sono i capofila e i coordinatori, ma tutte le attività che vengono messe in piedi sono fatte da volontari (e non educatori professionali pagati) che dedicano parte del loro tempo. I laici infatti non frequentano gli spazi della parrocchia solo al “sabato per il catechismo e alla domenica per la messa” ma in tutta la settimana si attivano per mettere a servizio le loro capacità per il bene della comunità. In questo modo essa diventa viva, energica e aperta.

Tutto questo probabilmente grazie ad un gruppo di salesiani che ha saputo renderla tale e creare un clima familiare, perché si vede che le persone lì stanno bene e si muovono come se fossero a casa. Essi, per la loro missione, hanno lavorato veramente con giovani e bambini, creando relazioni profonde di amicizia, impegnandosi a farli crescere, affidandogli responsabilità. Ma non si sono fermati a loro, hanno posto attenzione anche al gruppo degli adulti, coinvolgendoli nelle attività, dedicando loro dei momenti formativi, di gioco e conviviali! Questa cura e questo accompagnamento delle persone nella speranza che esse imparino a camminare da sole, soprattutto fuori dall’oratorio.

Il coinvolgere volontari giovani e informali ha sempre l’altra faccia della medaglia: non sono educatori professionisti, e quindi possono non avere sempre una sensibilità e un’azione educativa da professionisti. Ho osservato quindi emergere qualche dinamica di stanchezza, pigrizia, discussioni tra animatori ma credo sia assolutamente normale partendo da questo presupposto. Ho visto però anche i preti riprendere alcune situazioni, affrontare momenti di formazione. Questo però non oscura il valore di avere ragazzi e adulti cresciuti nel quartiere e nell’oratorio come animatori. Poiché credo siano, in situazioni di questo tipo, anche educatori, e rimane comunque
importante renderli consapevoli dell’esempio che essi in ogni momento, volontariamente e involontariamente, danno ai bambini e riservare momenti di riflessione su questo. Per una settimana varie persone mi hanno raccontato dei loro parenti e amici al nord, dei loro
pensieri su un futuro al nord e allora ho pensato “Può essere una cosa così unilaterale? Non potremmo anche noi del nord imparare qualcosa andando al sud?”. E questa domanda mi lega alla mia associazione PerDiQua. Credo che ad un gruppo di ragazzi delle superiori che fa volontariato a Reggio Emilia questa esperienza potrebbe dare molto. Incontrerebbero un’accoglienza straordinaria, conoscerebbero una realtà nuova su cui riflettere e dei coetanei, simili o diversi da loro. Ma soprattutto troverebbero un luogo ricco di storie da ascoltare. Storie di ragazzi insicuri sul proprio futuro, di chi non sa cosa li aspetta e intanto attende, di chi si impegna totalmente per un
concorso che lo porterà lontano, di chi studia giurisprudenza, di chi non sa se studiare ciò che ama lo potrebbe portare effettivamente a trovare un lavoro, storie di chi si sente stretto e vorrebbe respirare aria nuova. Storie di adulti che spiccano per il loro impegno nel quartiere, che si vogliono mostrare come esempio positivo e che vedono l’oratorio come luogo per realizzarsi. Storie di qualche bambino che non conosce il padre, di chi ancora non sa nuotare o di chi sta imparando a suonare la chitarra. Ma anche leggende siciliane, come quella di Colapesce e di Scilla e Cariddi oppure la storia della città. Ascoltando, potrebbero poi raccontare la propria storia. Scambi, relazioni. Condividerebbero la loro esperienza di giovani che fanno volontariato, di chi lo fa dovendosi spostare per la città e chi lo fa nell’oratorio sotto casa impegnandosi totalmente perché si sente accolto e sente di poter contribuire con le sue capacità. Infine conoscerebbero un oratorio che trasmette speranza, perché nonostante tutto riesce a offrire tanti stimoli, tante proposte così varie in cui ognuno può ritrovarsi scegliendo quelle più adatte a sé.

Sono convinta che anche i ragazzi messinesi potrebbero essere arricchiti da tutto questo. Concludendo, ringrazio immensamente per l’accoglienza ricevuta da parte di don Arnaldo e di tutto il gruppo di salesiani e da parte di tutta la comunità, che mi ha fatto vivere un’esperienza ricca e forte coinvolgendomi nelle attività dell’oratorio e non solo. Tutto questo per me è stato stimolante e motivo di nuova riflessione e futura azione.

Nella speranza di rivederci presto,
Valeria Wildner, da Reggio Emilia
PerDiQua Associazione Onlus